Comodo il lavasecco ma… cosa ci rimane sulla pelle?

Sicuramente avete ben presente il caratteristico “profumo di pulito” che hanno i vostri capi quando li ritirate dalla lavanderia a secco. Quel profumo un po’ dolciastro rappresenta per tutti noi una garanzia di pulizia a fondo e di rimessa a nuovo dei nostri vestiti.

Quell’odore però è anche la conferma della presenza di sostanze chimiche residue dal processo di pulizia e che certamente andranno a contatto con il nostro corpo e la nostra pelle.

Camicie, maglioncini delicati, cappotti, giacche e molti altri capi ancora che portiamo al lavasecco possono diventare con il tempo un problema per la nostra pelle, causando dapprima leggeri arrossamenti e poi anche importanti dermatiti, fino a problemi più seri per la pelle o per le vie respiratorie.

Studi approfonditi lo dimostrano chiaramente: “II percloroetilene (o tetracloroetilene) è un alogenuro organico che trova largo impiego come detergente in trattamenti cosiddetti ‘a secco’, come sgrassante nell’industria metalmeccanica, come solvente per vernici ed infine nell’industria chimica e farmaceutica. Un assorbimento per inalazione e anche per contatto cutaneo, può avere effetti tossici a carico del sistema nervoso centrale.”

Spesso tutta questa chimica si può evitare, semplicemente, senza rinunciare al guardaroba pulito!

È sufficiente vaporizzare a fondo i nostri capi con vapore secco a 140° per eliminare cattivi odori e residui organici dai tessuti che torneranno come nuovi, con colori ravvivati e con il profumo naturale della fibra. Anche il tono dei nostri capi tornerà all’origine: morbidi maglioncini e giacche ben distese per sentirsi addosso un capo pulito e in ordine.

3 vantaggi:

  1.  vestiti puliti, freschi e senza residui tossici
  2.  molti soldi risparmiati (conto lavanderia e viaggi in macchina)
  3.  meno inquinamento nei nostri armadi

Detersivi e profumi, l’inquinamento tra le mura domestiche

Far areare gli ambienti, preferire detersivi naturali ai solventi chimici, avere cura di lavare periodicamente le tappezzerie. Sono queste alcune delle regole messe a punto dall’Istituto superiore di sanità che in un vademecum ha raccolto i consigli utili a diminuire quanto più possibile l’aria inquinata tra le quattro mura, che siano domestiche, del luogo di lavoro, di scuole o di ospedali. Nel 2010 l’ Istituto Superiore di Sanità ha istituito il Gruppo di Studio Nazionale sull’Inquinamento Indoor. Il team è nato proprio per fornire un supporto all’Italia nell’adeguamento agli standard comunitari.

Le regole d’oro

La regola numero uno, probabilmente, la conoscono tutti, ma non sempre ci si ricorda di applicarla: aprire le finestre, più volte durante la giornata, per favorire il ricambio d’aria. Regola numero due: ricordarsi che il profumo non è indicatore di pulizia. Il pulito non ha odore. È meglio non eccedere con l’uso di diffusori di profumi, incensi o candele profumate.

Per la pulizia profonda è bene utilizzare prodotti semplici come l’aceto o il bicarbonato di sodio. Ovviamente, prima di utilizzare qualsiasi tipo di detersivo bisogna sempre leggere le etichette, i consigli del produttore non vanno mai sottovalutati, perché anche pulire la casa può significare inquinare. E pericoloso, infatti, miscelare i detersivi, soprattutto quelli che contengono ammoniaca o candeggina con le sostanze acide come gli anticalcare. Le esalazioni che ne derivano possono danneggiare davvero la salute.

Sembrerà banale dirlo ma in casa non bisogna fumare, le sostanze chimiche rilasciate dal fumo di sigaretta non sono nocive e inquinanti soltanto mentre si fuma, ma restano sulle pareti, sugli arredi e sulle tende per lunghi periodi.

Le buone abitudini

Più in generale sono quattro le buone abitudini che tutti dovrebbero avere: far prendere aria gli abiti ritirati dalla lavanderia prima di riporli negli armadi, lavare con regolarità tende e tappezzerie, evitare che la temperatura e l’umidità siano troppo alte causando formazione di muffe e acari, pulire con cadenza i filtri dei condizionatori. Infine, ci sono delle situazioni, che pur non essendo frequenti, aumentano le possibilità dell’inquinamento indoor.

Quando in casa ci sono dei mobili nuovi, di esempio, è consigliabile cambiare con maggiore frequenza l’aria perché questi arredi possono lasciare sostanze inquinanti per lungo tempo. In presenza di animali domestici conviene spolverare più spesso sia i mobili che i pavimenti, cambiando frequentemente l’aria negli ambienti. In caso di ristrutturazione, il Gruppo di Studio Nazionale sull’Inquinamento indoor ricorda di scegliere quei materiali che possano essere il meno nocivi possibili per la salute.

Se si sceglie il fai da te sarà meglio svolgere le proprie attività in un ambiente esterno e, se proprio non è possibile, lasciare le finestre aperte per lungo tempo. In caso di utilizzo di insetticidi, il cui uso dovrebbe essere strettamente limitato, ricordare sempre la regola numero uno: cambiare frequentemente l’aria.

 

Inquinamento indoor: quali soluzioni adottare

Anche se credenze popolari sembrano dire il contrario, non esistono prodotti intrinsecamente inquinati; tuttavia alcuni di essi, se impiegati in meniera errata, possono alterare, anche in maniera irreversibile, le caratteristiche fisico-chimiche dell’habitat rivelandosi dannosi sia per la salute degli esseri umani che per l’ambiente.

L’inquinamento dell’aria rappresenta uno dei seri problemi ambientali del nostro secolo. Si riconoscono, due tipologie di inquinamento: outdoor ed indoor a seconda se gli ambienti danneggiati siano collocati in spazi aperti  oppure vengono intaccate abitazioni, uffici, industrie, esercizi commerciali e tutti quei luoghi in generale cui vengono svolte attività al chiuso. L’inquinamento provocato da origini antropiche e quelli naturali, esistenti in spazi aperti, è definito outdoor;  quello che  riguarda abitazioni, uffici pubblici  e privati, industrie, cinema, bar e tutti quei luoghi in cui si svolgono attività al chiuso viene chiamato indoor. Purtroppo in Italia non c’è  una vera e propria normativa sul controllo dell’aria negli ambienti chiusi!

Quali sono i fattori principali di inquinamento delle nostre abitazioni?

Le fonti principali di inquinamento indoor  sono: fumo di tabacco, fornelli a gas, forni a legna e camini, riscaldamento a Kerosene,  prodotti da pulizia e manutenzione della casa (solventi e detergenti), materiali da costruzione (non deve essere sottovalutata la presenza di collanti e solventi per la messa in opera dei rivestimenti), isolanti, ma anche l’emissione di sostanze nocive da parte di strumentazioni elettroniche quali stampanti e plotter.

Per quanto concerne le nostre abitazioni si può decidere se l’aria che circola all’interno di esse possano o meno essere purificata  a favore di una sostenibilità ambientale, domestica ed individuale. A tal proposito ci vengono in aiuto molte piante; oltre alla loro funzione ornamentale comportano dei benefici come per esempio assorbire e ridurre l’inquinamento domestico in maniera naturale. Sonocapaci di filtrare l’aria, eliminando molti dei veleni presenti come per esempio fumo delle sigarette, monossido di carbonio che si sprigiona quando vengono accesi i camini, i fornelli del gas.

Le sostanze da eliminare provocate dall’inquinamento indoor, sono: la formaldeide, presente per esempio in molti mobili di casa, il tricloroetilene, impiegato per solventi, vernici e nel lavaggio a secco, e il benzene che si trova nei carburanti, nel fumo, in molte plastiche e nei detergenti. Tra le piante in grado di catturare i prodotti chimici presenti nell’aria e assorbirli troviamo la dracena, il potos, la gerbera, il ficus, l’aloe, l’anturio e lo spatafillo.

da Ideegreen.it