Stachybotrys cartharum: la muffa nera e la “sindrome dell’edificio malato”

Stachybotrys chartarum è una muffa localizzata soprattutto in materiali da costruzione ricchi di cellulosa all’interno di edifici umidi o danneggiati dall’acqua. Fu descritta per la prima volta nel 1837 dal micologo August Carl Joseph Corda, dopo essere stata isolata dalla carta da parati in una casa a Praga. Fa parte dei Deuteromiceti, ordine Monilia, famiglia Dematiaceae, ed appartiene al gruppo dei funghi imperfetti. Questo fungo sporula abbondantemente formando masse scure di conidi caratterizzate da un colore nero luccicante (Fig. 1). Le spore sono diffuse in ambiente outdoor sulle piante e nel terreno, mentre in ambiente indoor sono presenti in quelle zone dove si riscontrano macchie di umidità ed infiltrazioni d’acqua nelle pareti. Anche la loro rimozione con lo spazzolamento può facilitarne la dispersione in atmosfera. Il fungo può sopravvivere al periodo invernale e le sue spore possono rimanere vitali anche per dieci anni.

Negli Stati Uniti è nota come “muffa nera” o “muffa tossica nera” in grado di produrre la Satratossina-H, una micotossina nociva sia per gli esseri umani che per gli animali, responsabile di una malattia conosciuta con il nome di stachybotrotossicosi.

La Satratossina-H è estremamente versatile. L’ingestione, l’inalazione o qualsiasi altro tipo di contatto genera sintomi quali:

  • Rash cutaneo e dermatite
  • Epistassi
  • Dolore toracico
  • Emorragia polmonare
  • Ipertermia
  • Mal di testa
  • Affaticamento

In ogni caso, se consumata in grandi quantità, può essere letale. Questa tossina ha scarso effetto sulla pelle nuda, tuttavia, su superfici sensibili (occhi, interno della bocca o del naso), può provocare irritazione o causare un rash cutaneo.

Fig.1 S. cartharum e i caratteristici conidi neri

Nel corso degli anni si è registrato un numero crescente di segnalazioni di pazienti con disturbi molteplici associati all’ambiente. Si è così definita una nuova sindrome, denominata Sick building syndrome (SBS) ovvero Sindrome dell’edificio malato, descritta come una situazione in cui gli occupanti di un edificio manifestano fenomeni che appaiono correlati al tempo trascorso all’interno di un edificio.

Nel 1984 la World Health Organization scrisse che all’incirca il 30% dei nuovi edifici al mondo presentava problemi di qualità dell’aria interna. Il quadro sintomatologico ben definito si manifestava infatti in un elevato numero di occupanti gli edifici moderni o recentemente rinnovati, dotati di impianti di ventilazione meccanica e di condizionamento d’aria globale (senza immissione di aria fresca dall’esterno). L’eziologia della SBS è di tipo multifattoriale, essendo numerose le cause di inquinamentoindoor (Fig. 2). Tra queste ultime vi è sicuramente la muffa S. chartarum.

Fig.2 Principali cause dell’inquinamento indoor

Le micotossine che crescono al chiuso all’interno degli edifici possono creare un vero e proprio aerosol di microparticelle respirabile dagli occupanti dell’ambiente.

Nel 1986 si verificò un episodio di tossicosi in una casa a Chicago. Nel giro di cinque anni l’intera famiglia lamentò frequenti mal di testa, mal di gola, raffreddori recidivanti, diarrea, astenia, dermatite e malessere generale. Un campionamento ambientale nella casa rivelò la presenza di spore dello S. chartharum. Il fungo cresceva infatti in un condotto dell’aria e sopra le travi di legno del soffitto. La casa presentava problemi d’infiltrazioni d’acqua perciò l’umidità aveva favorito notevolmente la crescita del fungo. Una volta rimosso il fungo, tutti i sintomi scomparvero.

Successivamente, nel 1993, vi fu un’epidemia di emosiderosi che colpì alcuni bambini nel Cleveland, in Ohio. A causa dei gravi disturbi respiratori fu necessario il ricovero immediato in unità di terapia intensiva. Campionamenti nelle abitazioni dei pazienti permisero di determinare elevati livelli di funghi ed in particolare la presenza di S. chartarum.

In conclusione, la muffa nera può essere estremamente pericolosa, quindi è fondamentale gestire il problema il più rapidamente possibile al fine di evitare conseguenze dannose sulla salute.

 

Laura Oriunno

L’ammorbidente è nocivo per la salute

L’ammorbidente è tra i prodotti più tossici in ambito domestico e risulta nocivo per l’uomo nel lungo termine. 

Un carico tossico a basso dosaggio ripetuto nel tempo può generare conseguenze estremamente nocive per la salute, lo ha ribadito Peter Ohnsorge, presidente dell’Accademia Europea di Medicina Ambientale. Questo accade con l’ammorbidente, essendo composto da sostanze che assorbite quotidianamente attraverso gli indumenti sono tossiche, possono causare tumori e danni cerebrali. Inoltre sono molto inquinanti per il pianeta dove abitiamo.

Ecco perché NON usare l’ammorbidente:

  • L’ammorbidente costa parecchio, anche se lo si acquista nei discount;
  • L’ammorbidente è molto inquinante e poco biodegradabile, quindi l’impatto ambientale è altissimo;
  • L’ammorbidente tende a creare una patina sugli indumenti che rende poi difficile l’eliminazione dello sporco vero e proprio e così ci tocca anche aumentare la quantità di detersivo e quindi più inquinamento e costo;
  • La patina che resta sugli indumenti viene ogni santo giorno a contatto con la nostra pelle e quella più delicata dei bambini, trasferendo al nostro organismo le sostanze di cui è composto (per legge non tutti devono essere elencati nella lista ingredienti): Hardened TEA, Isopropyl Alcohol, Tallow Alcohol, Laureth-20, Butylphenyl Methylpropional, Hexyl Cinnamal, Coumarin, formaldeide, fosfati, pentano, benzil acetato, coloranti artificiali, derivati del petrolio e quasi tutti di origine sintetica che risultano altamente inquinanti per l’ambiente e nocivi per la salute dell’uomo.

Gli ammorbidenti sono formulati per persistere nei vestiti per lungo periodo, di modo che questi componenti sono assorbiti dalla pelle a poco a poco e rilasciati lentamente nell’aria venendo anche gradualmente inalati.

Stendere ad asciugare in casa i vestiti lavati con l’ammorbidente inquina pesantemente l’aria di casa e può causare nel tempo sempre più gravi disturbi. Poiché le malattie croniche ed autoimmuni e il cancro hanno una causa ambientale, la progressiva intossicazione giornaliera domestica è la prima cosa che dobbiamo eliminare dalle nostre vite se vogliamo mantenere la salute.

L’80 – 90 % dei casi di cancro sono determinati dall’ambiente e quindi teoricamente evitabili

Dr. Robert Sharpe, Royal Postgraduate Medical School of London

Gli effetti possono essere: 

  • asma
  • mal di testa
  • dermatite
  • orticaria
  • irritazione delle mucose
  • reazioni allergiche
  • dolori muscolari
  • difficoltà digestive
  • modificazioni imprevedibili a livello psicofisico

La tolleranza verso gli allergeni che compongono l’ammorbidente è differente per ognuno di noi, così come imprevedibili possono essere le reazioni: la popolazione ipersensibile, di cui una percentuale importante bambini, è in costante aumento.

Inoltre gli effetti cui faccio riferimento sono stati studiati per le sostanze singole, nessuno sa quale sia l’effetto di più sostanze tossiche assieme. Chi finanzierebbe lo studio?

di Maria Costanzo

Pannelli fotovoltaici puliti e più efficienti!

Come ampiamente dimostrato i pannelli solari necessitano sin dal primo anno d’installazione di una pulizia metodica e periodica, in quanto sui pannelli si depositano polveri, pollini, escrementi di volatili, terra portata da venti e piogge, che comportano un graduale abbassamento della recettività dei pannelli.

Un impianto solare sporco rende meno e può arrivare a perdere dal  15% al 20% di produzione che, in termini di mancata energia immessa in rete, comporta una perdita di denaro nel Conto Energia non da poco. La pulizia è sempre necessaria durante  tutto l’anno perchè le piogge, che puliscono naturalmente i pannelli, non sono sufficienti.

Per evitare ogni perdita di rendimento e garantirsi un funzionamento perfetto, bisogna pulire i vetri dei pannelli fotovoltaici con un sistema che sia anche rispettoso dell’ambiente, evitando l’uso di detergenti inquinanti. E’ consigliabile eseguire la pulizia almeno due volte all’anno, per mantenere efficiente l’impianto e per verificare la qualità della pulitura effettuata basterà verificare l’aumento di energia prodotta dai pannelli e monitorarla.

I moduli dei pannelli sono piuttosto delicati per cui non va assolutamente usata l’idropulitrice che, sparando acqua a 150 bar di pressione, rischia di danneggiare i moduli infiltrandosi sotto il vetro.

Con il sistema Gioel è possibile pulire i pannelli utilizzando solo acqua del rubinetto e riportandoli alla massima efficienza

Ecoidee per risparmiare CO2 e denaro!

Chi l’avrebbe mai detto che risparmiare CO2 ci avrebbe fatto anche risparmiare dei soldi??
Il fatto è che non è facile rendersi conto di quanta CO2 produciamo con le nostre abitudini casalinghe e non sempre è facile abbandonarle.

Meno detersivi e meno spreco: si può!

I detergenti e detersivi che normalmente acquistiamo al supermercato sono composti prevalentemente di acqua e contengono meno del 5% di principio attivo!! Questo significa che per 1 Litro di detersivo puro  acquistiamo e portiamo a casa oltre 20 litri di acqua. Hai mai pensato a quanto costa imbottigliare e trasportare tutta quest’”acqua” fino al supermercato e poi a casa tua? Uno spreco assurdo!
Meno plastica: si può!
Ogni anno una famiglia media composta di 4 persone consuma circa 20Kg di plastica derivante da imballaggi per detersivi e shopper per il loro trasporto. A questo valore va aggiunto il valore in taniche o grandi contenitori in plastica utilizzati per il trasporto dei prodotti primari ai grossi distributori: grossomodo la stessa quantità. In pratica ogni famiglia “consuma” circa 40Kg di plastica solo per confezionare e trasportare  detersivi estremamente diluiti e a volte poco efficaci

Meno CO2: si può!

Per la produzione di 1 Kg di plastica si calcoli che, a vario titolo, vengono immessi nell’Ambiente circa 2,53 Kg di CO2.
Ciò significa che una famiglia risparmierebbe in 1 anno circa 100 Kg di CO2 con notevoli vantaggi per l’Ambiente e la qualità della vita di tutti noi.

Più risparmio: si può!

Ora pensate a quanti soldi si risparmierebbero in detersivi, detergenti e “copri-odori” per la casa se fosse possibile farne a meno completamente: una spesa media di oltre 70 euro al mese per famiglia.
A conti fatti un bel vantaggio!! Risparmiare CO2, tanti soldi e tanta fatica e allo stesso tempo mantenere casa pulita con metodi assolutamente efficaci e anche ecologici.Con le ecoidee e la tecnologia di Gioel si può!

Allergia ai detersivi

L’allergia ai detersivi è un disturbo piuttosto comune: la reazione allergica può essere scatenata da alcune sostanze chimiche aggressive (gli allergeni) contenute in questi prodotti ed entrate in contatto, diretto o indiretto, con la cute. L’infiammazione della pelle che si instaura a seguito del contatto con l’allergene dà luogo ad una vera e propria dermatite allergica da contatto.

Riconoscere un’allergia ai detersivi non è così semplice come potrebbe sembrare: vediamo come si manifesta l’infiammazione, come individuare con precisione l’allergene e come affrontare nel modo migliore il problema.

Come si manifesta: sintomi della dermatite allergica da contatto

I sintomi (e la loro intensità) possono in una certa misura variare da soggetto a soggetto. Dipende dal grado di reattività individuale e dalla frequenza dei contatti.
Ecco le manifestazioni principali:
– comparsa di eruzioni cutanee di vario tipo: può trattarsi di rigonfiamenti (i cosiddetti ponfi), di piccole spaccature cutanee (ragadi), di strisce rosse (simili a lievi scottature) oppure, nei casi più gravi, di piccole vescicole piene di liquido
– arrossamento della pelle
– prurito e senso di bruciore.
Inoltre, se l’infiammazione non viene trattata o se continua il contatto con il detersivo, possono subentrare altri sintomi quali estrema secchezza, desquamazione e caduta dei peli presenti nella porzione di pelle irritata.
In alcuni soggetti l’inalazione dei vapori dei detersivi può causare anche sintomi di carattere respiratorio (come crisi di asma o altri disturbi respiratori), soprattutto se si ha già la tendenza a soffrire di problemi di questo tipo.

Dove si manifesta

I sintomi della reazione allergica ai detersivi (ma anche ai bagnoschiuma) si manifestano in qualunque parte del corpo venga a contatto con la sostanza irritante: di conseguenza, le mani sono spesso la sede più colpita, ma in realtà ogni parte del corpo è a “rischio”, perché anche gli abiti lavati con il detersivo, stando a contatto con la cute, possono scatenare la dermatite. In genere, comunque, i sintomi più gravi (come le vesciche sierose), compaiono solo quando il detersivo viene direttamente toccato.

Le cause

La reazione allergica è provocata da un’attivazione del sistema immunitario: a seguito del contatto, gli anticorpi riconoscono come dannose per l’organismo sostanze che invece dovrebbero essere considerate innocue, dando così il via all’infiammazione.

Chi ne è maggiormente colpito

Di solito hanno più probabilità di incorrere in un’allergia ai detersivi i soggetti asmatici e chi è allergico ai metalli. Inoltre, alcune categorie professionali sono più a rischio, perché costrette ad avere sempre a che fare con i detersivi: ad esempio, il personale delle pulizie o le casalinghe a tempo pieno.
Anche i bambini, sebbene non maneggino prodotti di questo tipo, sono ugualmente a rischio perché hanno una pelle molto delicata, che può infiammarsi anche a seguito di un solo contatto accidentale.

I detersivi più pericolosi

L’allergia può essere scatenata da qualsiasi tipo di detersivo: da quelli che si usano per i piatti, così come da quelli che servono per il bucato o per lavare il pavimento.
Alcuni detersivi, però, sono più aggressivi di altri e possono quindi con maggiore facilità provocare problemi: si tratta soprattutto di quelli destinati alla pulizia dei pavimenti e dei sanitari, perché spesso contengono candeggina, acido muriatico e ammoniaca. Anche i prodotti utilizzati per pulire il forno e gli anticalcare sono piuttosto aggressivi.
Inoltre è opportuno ricordare che, sebbene non si tratti propriamente di detersivi, anche alcuni bagnoschiuma ricchi di tensioattivi possono causare dermatite allergica.

Come individuare e trattare l’allergia

Individuare una dermatite allergica di questo genere non è sempre facilissimo, perché i sintomi non sono molto diversi da quelli di altre forme di eczema.
Anzitutto, per riconoscere la natura del problema occorre un po’ di attenzione e buon senso. I sintomi compaiono proprio poco dopo aver lavato i piatti o aver lavato a mano dei vestiti? Se si hanno dei sospetti è d’obbligo effettuare presso un allergologo i test allergologici del caso (come il patch test). Spesso con prove di questo tipo si riesce ad individuare l’allergene e a pianificare quindi la “terapia”, che consiste ovviamente nell’evitare il contatto con la sostanza individuata (o quantomeno nel munirsi di adeguate misure di protezione – come i guanti – nel caso non sia possibile evitare il contatto).
Se invece i test non sono stati di nessuna utilità, sarà probabilmente necessario, sempre sotto prescrizione medica, assumere dei farmaci antistaminici (ovvero antiallergici): aiuteranno ad accelerare la remissione dei sintomi, visto che non è possibile agire direttamente sulla causa. In questo caso diventa anche necessario proteggersi con guanti di lattice (ed eventualmente anche con la mascherina per evitare di inalare i vapori) ogni volta che si maneggiano prodotti detergenti.

da curadermatite.it

L’aria che respiriamo è una nostra scelta

Ci pensiamo sempre poco, o per nulla, ma il benessere del nostro corpo passa dai nostri polmoni!

Sempre più spesso il mondo dei media, amici o conoscenti ci propongono modelli di dieta salutistici per migliorare il nostro benessere psicofisico.

In pochi si fermano a riflettere sul fatto che c’è un’attività che non smettiamo mai di fare e che condiziona la nostra vita prima di qualsiasi altra attività.

Possiamo stare qualche ora senza bere e qualche giorno (forse) senza mangiare, ma non possiamo resistere che pochi secondi senza respirare! E quando respiriamo aria viziata, aria “pesante”, cerchiamo istintivamente di cambiare aria, spesso limitandoci ad aprire le finestre.

Con GIOEL possiamo invece scegliere il giusto menù per il nostro respiro: aria pulita e con la fragranza giusta per ogni momento, per allietare la nostra giornata o per rendere più frizzante un incontro tra amici. A noi la scelta, una scelta che molti non sanno di poter fare. Passaparola!

Comodo il lavasecco ma… cosa ci rimane sulla pelle?

Sicuramente avete ben presente il caratteristico “profumo di pulito” che hanno i vostri capi quando li ritirate dalla lavanderia a secco. Quel profumo un po’ dolciastro rappresenta per tutti noi una garanzia di pulizia a fondo e di rimessa a nuovo dei nostri vestiti.

Quell’odore però è anche la conferma della presenza di sostanze chimiche residue dal processo di pulizia e che certamente andranno a contatto con il nostro corpo e la nostra pelle.

Camicie, maglioncini delicati, cappotti, giacche e molti altri capi ancora che portiamo al lavasecco possono diventare con il tempo un problema per la nostra pelle, causando dapprima leggeri arrossamenti e poi anche importanti dermatiti, fino a problemi più seri per la pelle o per le vie respiratorie.

Studi approfonditi lo dimostrano chiaramente: “II percloroetilene (o tetracloroetilene) è un alogenuro organico che trova largo impiego come detergente in trattamenti cosiddetti ‘a secco’, come sgrassante nell’industria metalmeccanica, come solvente per vernici ed infine nell’industria chimica e farmaceutica. Un assorbimento per inalazione e anche per contatto cutaneo, può avere effetti tossici a carico del sistema nervoso centrale.”

Spesso tutta questa chimica si può evitare, semplicemente, senza rinunciare al guardaroba pulito!

È sufficiente vaporizzare a fondo i nostri capi con vapore secco a 140° per eliminare cattivi odori e residui organici dai tessuti che torneranno come nuovi, con colori ravvivati e con il profumo naturale della fibra. Anche il tono dei nostri capi tornerà all’origine: morbidi maglioncini e giacche ben distese per sentirsi addosso un capo pulito e in ordine.

3 vantaggi:

  1.  vestiti puliti, freschi e senza residui tossici
  2.  molti soldi risparmiati (conto lavanderia e viaggi in macchina)
  3.  meno inquinamento nei nostri armadi

Detersivi e profumi, l’inquinamento tra le mura domestiche

Far areare gli ambienti, preferire detersivi naturali ai solventi chimici, avere cura di lavare periodicamente le tappezzerie. Sono queste alcune delle regole messe a punto dall’Istituto superiore di sanità che in un vademecum ha raccolto i consigli utili a diminuire quanto più possibile l’aria inquinata tra le quattro mura, che siano domestiche, del luogo di lavoro, di scuole o di ospedali. Nel 2010 l’ Istituto Superiore di Sanità ha istituito il Gruppo di Studio Nazionale sull’Inquinamento Indoor. Il team è nato proprio per fornire un supporto all’Italia nell’adeguamento agli standard comunitari.

Le regole d’oro

La regola numero uno, probabilmente, la conoscono tutti, ma non sempre ci si ricorda di applicarla: aprire le finestre, più volte durante la giornata, per favorire il ricambio d’aria. Regola numero due: ricordarsi che il profumo non è indicatore di pulizia. Il pulito non ha odore. È meglio non eccedere con l’uso di diffusori di profumi, incensi o candele profumate.

Per la pulizia profonda è bene utilizzare prodotti semplici come l’aceto o il bicarbonato di sodio. Ovviamente, prima di utilizzare qualsiasi tipo di detersivo bisogna sempre leggere le etichette, i consigli del produttore non vanno mai sottovalutati, perché anche pulire la casa può significare inquinare. E pericoloso, infatti, miscelare i detersivi, soprattutto quelli che contengono ammoniaca o candeggina con le sostanze acide come gli anticalcare. Le esalazioni che ne derivano possono danneggiare davvero la salute.

Sembrerà banale dirlo ma in casa non bisogna fumare, le sostanze chimiche rilasciate dal fumo di sigaretta non sono nocive e inquinanti soltanto mentre si fuma, ma restano sulle pareti, sugli arredi e sulle tende per lunghi periodi.

Le buone abitudini

Più in generale sono quattro le buone abitudini che tutti dovrebbero avere: far prendere aria gli abiti ritirati dalla lavanderia prima di riporli negli armadi, lavare con regolarità tende e tappezzerie, evitare che la temperatura e l’umidità siano troppo alte causando formazione di muffe e acari, pulire con cadenza i filtri dei condizionatori. Infine, ci sono delle situazioni, che pur non essendo frequenti, aumentano le possibilità dell’inquinamento indoor.

Quando in casa ci sono dei mobili nuovi, di esempio, è consigliabile cambiare con maggiore frequenza l’aria perché questi arredi possono lasciare sostanze inquinanti per lungo tempo. In presenza di animali domestici conviene spolverare più spesso sia i mobili che i pavimenti, cambiando frequentemente l’aria negli ambienti. In caso di ristrutturazione, il Gruppo di Studio Nazionale sull’Inquinamento indoor ricorda di scegliere quei materiali che possano essere il meno nocivi possibili per la salute.

Se si sceglie il fai da te sarà meglio svolgere le proprie attività in un ambiente esterno e, se proprio non è possibile, lasciare le finestre aperte per lungo tempo. In caso di utilizzo di insetticidi, il cui uso dovrebbe essere strettamente limitato, ricordare sempre la regola numero uno: cambiare frequentemente l’aria.

 

Inquinamento indoor: quali soluzioni adottare

Anche se credenze popolari sembrano dire il contrario, non esistono prodotti intrinsecamente inquinati; tuttavia alcuni di essi, se impiegati in meniera errata, possono alterare, anche in maniera irreversibile, le caratteristiche fisico-chimiche dell’habitat rivelandosi dannosi sia per la salute degli esseri umani che per l’ambiente.

L’inquinamento dell’aria rappresenta uno dei seri problemi ambientali del nostro secolo. Si riconoscono, due tipologie di inquinamento: outdoor ed indoor a seconda se gli ambienti danneggiati siano collocati in spazi aperti  oppure vengono intaccate abitazioni, uffici, industrie, esercizi commerciali e tutti quei luoghi in generale cui vengono svolte attività al chiuso. L’inquinamento provocato da origini antropiche e quelli naturali, esistenti in spazi aperti, è definito outdoor;  quello che  riguarda abitazioni, uffici pubblici  e privati, industrie, cinema, bar e tutti quei luoghi in cui si svolgono attività al chiuso viene chiamato indoor. Purtroppo in Italia non c’è  una vera e propria normativa sul controllo dell’aria negli ambienti chiusi!

Quali sono i fattori principali di inquinamento delle nostre abitazioni?

Le fonti principali di inquinamento indoor  sono: fumo di tabacco, fornelli a gas, forni a legna e camini, riscaldamento a Kerosene,  prodotti da pulizia e manutenzione della casa (solventi e detergenti), materiali da costruzione (non deve essere sottovalutata la presenza di collanti e solventi per la messa in opera dei rivestimenti), isolanti, ma anche l’emissione di sostanze nocive da parte di strumentazioni elettroniche quali stampanti e plotter.

Per quanto concerne le nostre abitazioni si può decidere se l’aria che circola all’interno di esse possano o meno essere purificata  a favore di una sostenibilità ambientale, domestica ed individuale. A tal proposito ci vengono in aiuto molte piante; oltre alla loro funzione ornamentale comportano dei benefici come per esempio assorbire e ridurre l’inquinamento domestico in maniera naturale. Sonocapaci di filtrare l’aria, eliminando molti dei veleni presenti come per esempio fumo delle sigarette, monossido di carbonio che si sprigiona quando vengono accesi i camini, i fornelli del gas.

Le sostanze da eliminare provocate dall’inquinamento indoor, sono: la formaldeide, presente per esempio in molti mobili di casa, il tricloroetilene, impiegato per solventi, vernici e nel lavaggio a secco, e il benzene che si trova nei carburanti, nel fumo, in molte plastiche e nei detergenti. Tra le piante in grado di catturare i prodotti chimici presenti nell’aria e assorbirli troviamo la dracena, il potos, la gerbera, il ficus, l’aloe, l’anturio e lo spatafillo.

da Ideegreen.it